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IN BREVE

  • Appena archiviato il Super Tuesday, nel 2024 gli occhi rimangono puntati sulle elezioni USA.
  • Più che probabile un rematch Biden-Trump, con alcuni settori che potrebbero risentire dell’esito.
  • Importante chiedersi cosa influenzi maggiormente i mercati.



Il 2024 è già stato ribattezzato “il più grande anno elettorale della storia”. Nel corso dei 12 mesi sarà chiamata alle urne oltre la metà della popolazione mondiale – circa 4 miliardi di persone in oltre 70 Paesi – per esprimere il proprio voto in elezioni presidenziali, parlamentari o locali.

Ovviamente non tutte avranno risvolti significativi per i mercati finanziari globali, anche perché in alcuni casi si tratta di elezioni locali in Paesi con un’influenza economica o geopolitica limitata. Tra gli appuntamenti elettorali più importanti da segnare in agenda ci sono sicuramente il voto, dall’esito abbastanza scontato, in Russia e in Iran a marzo, le elezioni in India tra aprile e maggio, quelle per il Parlamento Europeo a giugno, e ancora quelle in Germania a settembre.

Ma ad attirare come una calamita l’attenzione degli investitori è sicuramente la corsa per la Casa Bianca: il voto si terrà a novembre, ma sono già in corso le primarie, seguite con attenzione dagli economisti di tutto il mondo.

Archiviato un Super Tuesday poco Super

Il calcio d’inizio per le primarie statunitensi è stato il 15 gennaio 2024, con l’apertura dei cosiddetti Caucus in Iowa. Il percorso terminerà in estate, con la nomina dei due candidati (espressione rispettivamente del partito democratico e di quello repubblicano) che si sfideranno alle elezioni presidenziali del 5 novembre.

Lato Dem, l’attuale presidente democratico Joe Biden appare decisamente il favorito per la nomination, e altrettanto si può dire dell’ex presidente Donald Trump lato Repubblicano.

Come ci si aspettava, il Super Tuesday di un paio di giorni fa non ha riservato sorprese: Trump e Biden hanno vinto quasi ovunque, la sfidante repubblicana Haley ha battuto “The Donald” solo in Vermont con un margine di 4 punti. Probabile ora che Haley si ritiri dalle primarie, pur senza – così sembra- voler dare il suo endorsement a Trump.

Ancor più agevole il percorso di Biden che ha vinto ovunque, forte di una concorrenza sostanzialmente inesistente. Da notare il caso del Minnesota dove il 19% degli elettori ha scelto l’opzione di voto “Uncommitted”, che in pratica significa non sentirsi adeguatamente rappresentato da alcun candidato.

In generale, il rematch Biden -Trump è praticamente certo.

Qual è l’impatto del voto sui mercati finanziari?

Nel corso della campagna elettorale l’economia è e rimarrà in primo piano, con la gestione dell’inflazione e le prospettive sulla crescita, ma si parlerà anche di immigrazione, aborto, cambiamento climatico, relazioni internazionali, passando ovviamente per i conflitti in corso in Ucraina e in Medio Oriente. E in effetti l’esito del voto potrebbe avere un impatto concreto su molti di questi aspetti. Ma cosa significa per i mercati finanziari e, di riflesso, per chi investe?

Il tema è ampiamente dibattuto, tanto che esiste tutta una letteratura di studi su come si siano comportati i mercati finanziari negli anni elettorali passati, in una spasmodica ricerca di qualche indicazione per investire sfruttando l’onda lunga dell’“election year”.

Qualche esempio?

Gli esperti di Capital Group evidenziano come, dal 1932 a oggi, l’indice S&P 500 abbia guadagnato in media l’11,3% nei 12 mesi successivi alla conclusione delle primarie (utilizzando come data di “fine” il 31 maggio), rispetto ad appena il 5,8% in periodi analoghi senza primarie.

Inoltre, andando a scandagliare le performance azionarie degli ultimi 90 anni, pare che il listino statunitense tenda a mettere a segno guadagni più corposi negli anni elettorali rispetto agli anni senza voto (mentre sembra fare poca differenza che a essere eletto sia un repubblicano piuttosto che un democratico). Nello specifico, il rendimento medio registrato dall’S&P 500 negli anni in cui si sono tenute le elezioni presidenziali tra il 1928 e il 2020 (ultimo anno elettorale prima del 2024), è stato pari all’11,3%, mentre quello registrato nell’intero periodo che va dal 1928 al 2023 si attesta intorno 10,2%.

Ora, è certamente vero che l’andamento di alcuni settori specifici è strettamente legato alle decisioni politiche, soprattutto a causa della loro dipendenza da regolamentazione e sussidi – pensiamo ai settori fortemente sovvenzionati, come le energie rinnovabili. Per esempio, mentre l’amministrazione Biden ha spinto molto sulla transizione energetica, probabilmente Trump taglierebbe i fondi destinati alla tutela ambientale a favore di una maggiore produzione di petrolio.

Ma non c’è alcuna evidenza di un’influenza significativa a lungo termine dei risultati elettorali sul potenziale di guadagno del mercato azionario in generale. Anzi: sul lungo termine – e anche questo ce lo dicono i dati dal 1928 a oggi – l’azionario USA è sempre salito alla fine di un mandato presidenziale, rispetto al punto in cui si trovava al momento dell’elezione (a prescindere dal colore politico del presidente in carica), eccetto nel 2008, in concomitanza con la crisi economica. Per rendersene conto, basta dare un’occhiata al grafico qui sotto (il periodo in esame parte dal 1992 per esigenze di migliore visualizzazione; i punti evidenziati corrispondono agli anni elettorali).

Del resto, per quanto significativo possa essere il cambio del governo alla guida della prima potenza mondiale, nessuna elezione politica è in grado di arrestare Megatrend secolari come la transizione verso la neutralità climatica, l’evoluzione demografica in molti Paesi industrializzati occidentali e l’avanzamento della digitalizzazione e dell’IA.

Non perdere la bussola dei tuoi investimenti

Insomma, al netto di un po’ di volatilità prima e subito dopo il voto – e quella è sicuramente da mettere in conto, perché il voto genera incertezza e i mercati non amano l’incertezza – la verità è che le elezioni, persino quelle del presidente degli Stati Uniti, non influenzano i mercati finanziari in modo così significativo. Le statistiche sono interessanti, ma dovremmo prenderle per quello che sono: letture piacevoli per rispondere a qualche curiosità. Non come una guida per investire.

Meglio allora rimanere focalizzati sui tuoi obiettivi di lungo termine, ignorando le fluttuazioni momentanee legate al periodo del voto ed evitando di fare market timing in base agli accadimenti politici.

Contattami per sapere come fare!



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