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IN BREVE

  • Le ultimissime stime del Fondo Monetario e dell’OCSE riaccendono i fari sugli emergenti.
  • Pur con tutte le differenze, le stime sul 2023 e le proiezioni su 2024 e 2025 sono molto interessanti.
  • Quella emergente si conferma una galassia interessante da esplorare.



Tempo di previsioni? Tempo di revisioni. Nel World Economic Outlook fresco di stampa, il Fondo Monetario Internazionale ci ripensa e qualche buona notizia, in effetti, ce la dà. Le nuove proiezioni sulla crescita sono infatti migliori delle precedenti, con l’espansione globale prevista ora al +3,1% nel 2024 e al +3,2% nel 2025: la previsione per il 2024, in particolare, supera di 0,2 punti percentuali quella contenuta nella precedente edizione, diffusa nell’ottobre del 2023. Il merito va alla “maggiore capacità di ripresa prevista negli Stati Uniti e in diverse grandi economie emergenti e in via di sviluppo, nonché al sostegno fiscale in Cina”.

Se guardi i dati più nel dettaglio, vedrai che a fare da traino sarà ancora una volta l’area emergente, insieme alle economie in via di sviluppo: qui la crescita dovrebbe attestarsi al +4,1% nel 2024 e al +4,2% nel 2025, con una revisione al rialzo di 0,1 punti percentuali per il 2024 rispetto a quanto pronosticato nel WEO di ottobre.

Le grandi storie emergenti: le conferme dalla Cina e le ultimissime news dall’India

In Asia, neanche a dirlo, a distinguersi saranno ancora una volta loro, ossia:


• la Cina, per la quale, malgrado le scosse più o meno vigorose nel comparto immobiliare, è prevista una crescita del +4,6% nel 2024 e del +4,1% nel 2025, con una revisione al rialzo di 0,4 punti percentuali per il 2024 rispetto al WEO di ottobre 2023;

• l’India, con un +6,5% sia nel 2024 sia nel 2025 e con una revisione al rialzo di 0,2 punti percentuali rispetto a ottobre per entrambi gli anni, che riflette la tenuta della domanda interna.


La prospettiva di tassi più bassi, un dollaro USA meno forte, un mercato del lavoro in tenuta e consumi ancora vivaci sono generalmente tutti venti a favore per gli emergenti, per esempio perché sostengono le esportazioni. Detto questo, la traiettoria di crescita della categoria appare in gran parte ancora legata alla performance della Cina continentale. Nel 2023, il PIL cinese è cresciuto del +5,2% rispetto all’anno precedente, a fronte del +3% annuo del 2022, in una cornice nella quale le autorità sono impegnate a sostenere l’economia, i consumi e soprattutto il futuro sviluppo industriale del Paese. E dall’indice dei direttori degli acquisti – l’anticipatore per eccellenza – arrivano segnali incoraggianti.

Cina, India e gli altri: le molte opportunità della galassia emergente

Non solo stimoli cinesi. Anche la delocalizzazione in corso, che sta vedendo i Paesi sviluppati impegnati nello sforzo di trovare nuovi hub produttivi al di fuori della Cina (diventata “troppo costosa”), sta creando nuove opportunità. A fine gennaio, per dire, la capitalizzazione del mercato azionario indiano ha superato per la prima volta quella di Hong Kong: secondo i dati elaborati da Bloomberg, alla chiusura di lunedì 22 gennaio il valore complessivo delle azioni quotate nelle Borse indiane ha raggiunto i 4,33 trilioni di dollari, contro i 4,29 trilioni di dollari di Hong Kong. Questo fa dell’India il quarto maggiore mercato azionario a livello globale. Una spinta che arriva da una base di investitori retail in rapida crescita e dagli utili societari.


Quello che oggi è il Paese più popoloso al mondo – avendo superato la Cina anche sotto il profilo demografico – si sta di fatto ponendo come una convincente alternativa alla Cina: può infatti contare su una forza lavoro consistente e soprattutto giovane (l’età media in India è di 28 anni e mezzo, a fronte dei 38 anni cinesi e dei 46 anni e mezzo dell’Italia dati ISTAT, per capirci). Un assetto politico percepito come stabile e un’economia in rapida crescita adesso la rendono attraente anche come hub d’investimento.

Ma naturalmente l’Asia non è solo Cina o India

I Paesi asiatici si estendono per circa 45 milioni di chilometri quadrati, quasi cinque volte l’Europa, e sono caratterizzati da un’enorme diversità culturale e linguistica, con circa 2.300 lingue contro le 300 dell’Europa, e sistemi politici significativamente diversi. Anche dal punto di vista economico, le condizioni sono le più disparate: il PIL pro capite di Singapore è 60 volte superiore a quello del Nepal. Tanto che McKinsey parla di “cinque Asie distinte, ma complementari”.

E poi, appunto, tutte le altre aree del mondo, dall’America Latina al Sudafrica, passando per l’Est Europa.

Una galassia complessa in cui non è facile orientarsi

La più recente sintesi del Fondo Monetario Internazionale collima con la visione riportata nell’Outlook economico di febbraio dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). “Le economie dei mercati emergenti”, si legge, “hanno generalmente continuato a crescere a un ritmo solido, nonostante l’inasprimento delle condizioni finanziarie”. Ciò riflette tre cose, essenzialmente:


• il miglioramento del quadro generale della politica macroeconomica;

• i forti investimenti nelle infrastrutture in molti Paesi, fra i quali l’India;

• i costanti incrementi occupazionali.


La riapertura dell’economia all’inizio dell’anno ha favorito la ripresa dell’attività in Cina, “anche se la debolezza dei consumi e la continua contrazione del settore immobiliare pesano sulla domanda interna”.

Nel complesso, gli emergenti si confermano parte di una galassia molto interessante da esplorare.

Come per ogni esplorazione, anche questa non può essere fatta a caso o per tentativi... è assolutamente necessario che tu sia affiancato da un esperto del settore che possa aiutarti nelle scelte più importanti che riguardano il tuo patrimonio.





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