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IN BREVE

  • Paesi Emergenti o economie mature, le infrastrutture crescono ovunque.
  • Le infrastrutture energetiche sono strategiche per l’indipendenza e la crescita.
  • I ritmi di crescita sono enormi.



Il motivo per il quale la Rivoluzione industriale è esplosa in Gran Bretagna e non altrove è che lì c’era una fittissima rete di canali d’acqua costruita nel XVIII secolo che rendeva agevole, e poco costoso, spostare persone e, soprattutto, merci. Spostare più velocemente e agevolmente persone e merci è da sempre la premessa perché un’economia, appunto, emerga.


In altre parole, accanto alle risorse naturali, sono le infrastrutture a essere decisive. Oggi, nel XX secolo, non si costruiscono più canali, ma autostrade, ferrovie, porti, aeroporti, ma anche di gasdotti, oleodotti e reti di cavi in fibra ottica: sono queste infrastrutture a determinare la crescita di un Paese.

Gli investimenti in strade e aeroporti della Cina e degli altri Paesi emergenti

I Paesi emergenti lo sanno benissimo, basta guardare quanto investono proprio in infrastrutture. La Cina, il più “emerso” di tutti, ha portato la spesa per i trasporti stradali, ferroviari e marittimi dai 302,3 miliardi di euro del 2015 ai 683,4 del 2021 con un aumento, secondo l’Ocse, del 126,1%, una percentuale molto più alta di quella della crescita del Pil nello stesso periodo che è stata, secondo la Banca Mondiale, “solo” del 91,4%. La parte del leone l’hanno fatta le strade: più 181,2%, mentre lo sforzo nell’ambito del trasporto ferroviario era avvenuto prima e ha avuto un picco a metà dello scorso decennio, tra il 2014 e il 2016, quando sono stati investiti in binari e alta velocità mediamente più di 110 miliardi all’anno, sei volte in più rispetto a 10 anni prima. Non solo, anche le  infrastrutture aeroportuali tra 2011 e 2021 hanno visto un altro incremento molto importante: più 102,3%.

Un altro esempio è la Turchia che, tra 2008 e 2018, ha più che raddoppiato la propria spesa nel settore, passata da 4 a 11,4 miliardi di euro: +185%. Lo stesso ha fatto il Messico, che in quello stesso periodo si è concentrato sul rafforzamento della rete di aeroporti per i quali ha investito nel 2021 3,9 volte quello che aveva investito 10 anni prima: da 394,3 milioni a un miliardo e 538 milioni, a fronte di un aumento del Pil, cresciuto di appena il 18,5%.

Il boom del trasporto aereo, che è cresciuto molto più del PIL

Questi numeri significano che quando si vuole trarre profitto dalla crescita economica di un Paese conviene puntare proprio sulle infrastrutture di quel Paese non solo perché gli investimenti in strade, aeroporti, ferrovie corrono più veloci del Pil, ma anche perché l’utilizzo di tali asset da parte dei cittadini e delle imprese aumenta più velocemente dell’economia stessa, e con esso i fatturati e i profitti delle aziende pubbliche o private che li gestiscono.

Guardiamo ai dati dell’infografica: mostrano il cambiamento dell’uso da parte dei privati di aerei e automobili in relazione al Pil. In poche parole dimostrano che il numero di passeggeri diviso il numero di milioni di dollari di prodotto interno lordo è un dato importante perché non misura semplicemente l’aumento di quanti prendono un volo o guidano un’auto, ma dice se il numero di passeggeri e automobilisti cresce più del Pil. Se la percentuale è positiva vuol dire che le infrastrutture stanno trainando l’economia. Risultato: in Ungheria questo indicatore è cresciuto del 1.134,8%; in Kazakhstan del 340,9%; in Azerbaijan del 246,6%; in Messico del 224,9%; in Marocco del 50,4%; in India del 49,1% e in Cina dell’11,1%. Si tratta di una crescita che ha interessato in modo massiccio anche le economie mature, come dimostra il +87% della Spagna, il +63,8% dei Paesi Bassi e il +8,4% dell’Italia, forse quella definibile come l’economia più matura di tutte (considerando che nel periodo esaminato il nostro Pil reale è addirittura sceso del 2,8%).


Lo stesso si può dire per il numero di automobili, sempre diviso per milioni di dollari di Pil. In rapporto al prodotto interno lordo è cresciuto del 51,3% in Messico, del 40,2% in Marocco, del 22,3% in India, del 35,6% in Polonia. E persino del 31,2% in Italia. Significa, anche in questo caso, che lo sviluppo dei trasporti su strada è più veloce dell’economia stessa.

Crescono i trasporti marittimi e le infrastrutture energetiche

Andiamo avanti. Anche i trasporti marittimi nei Paesi emergenti sono cresciuti più del Pil. Secondo l’Ocse tra il 2008 e il 2022 il numero di container (misurati in Teu, twenty-foot equivalent unit) trasportati via mare è aumentato del 28,1% nel caso dell’Italia, del 25,3% negli Usa, del 44,3% in Francia ma soprattutto del 60,8% in Corea del Sud, del 142,9% in Turchia e del 150,7% in Messico.

Ma nel caso delle economie mature, infrastrutture vuol dire soprattutto energia. Secondo il Global Infrastructure Hub il 42% dei 970 miliardi di dollari investiti dai Paesi del G20 nel solo 2022 è andato a reti di trasporti, mentre all’energia è stato destinato il 5% del totale, che però sale al 19% nell’Unione Europea. La Iea (Agenzia internazionale dell'energia) ci dice che a livello globale gli investimenti nella rete e nello stoccaggio dell’energia elettrica nel 2023 hanno superato del 21% i livelli del 2019: 368 miliardi di dollari contro 304.

Ancora più evidente è l’incremento della costruzione di terminal per il gas naturale e di gasdotti, qualcosa di cui anche in Italia abbiamo sentito parlare molto. Secondo Global Energy Monitor vi sono nel mondo 206 terminal per l’entrata del gas nei vari Paesi importatori e 2.117 gasdotti mentre quelli in costruzione sono rispettivamente ben 64 e 217 concentrati nell’Est della Cina e nel Golfo del Messico. A questi si aggiungono 171 progetti di terminal e 468 di gasdotti. Nella sola Europa i terminal in funzione sono 55, 10 sono in costruzione e 43 sono in progettazione.


Significa che tutto il mondo, Paesi emergenti compresi, ha imparato la lezione britannica del XVIII secolo che potrebbe essere riassunta così: se vuoi fare la rivoluzione industriale costruisci una strada, se vuoi guadagnare soldi, investici sopra.

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