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IN BREVE

  • Il rally azionario che tende solitamente a fare la sua comparsa sul finale d’anno si è palesato già a novembre, con l’S&P 500 in crescita dell’8,5% da inizio mese.
  • Il mito del rally di Natale nasce dal tradizionale miglioramento degli indici nell’ultimo mese dell’anno, sostenuto da un aumento dei consumi in concomitanza con le festività.
  • Come approfittare dell’“year-end rally”? La risposta è: evitando il controproducente entra/esci dai mercati. Solo così potrai beneficiare dei recuperi che seguono le fasi più incerte.


Quest’anno Babbo Natale è arrivato in anticipo sui mercati. Il tradizionale “rally di Natale”, o “year-end rally”, che solitamente si registra appunto nel mese di dicembre (e più precisamente tra la fine del mese e i primi giorni del nuovo anno) sembra infatti aver preso il via già a novembre, con l’indice S&P 500, convenzionalmente un indicatore per l’azionario globale, che ha guadagnato l’8,5% dalla chiusura del 31 ottobre al 27 di novembre.

A influire positivamente sull’umore dei mercati è stato un mix di fattori. Da un lato le aspettative che le principali banche centrali, tra cui Federal Reserve e BCE, abbiano finito di aumentare i tassi di interesse e possano addirittura iniziare ad allentare la politica monetaria già dal prossimo anno – anche se le stesse banche centrali hanno più volte ribadito il concetto di “tassi alti più a lungo”. Fatto sta che, da quando la Fed ha mantenuto i tassi fermi nella riunione di novembre, l’indice S&P 500 ha guadagnato più del 7%, mentre il rendimento dei Treasury USA a 10 anni – che aveva raggiunto il massimo da 16 anni oltre il 5% – è tornato intorno al 4,1%.

Un mese decisamente positivo

Dall’altro, i timidi segnali di distensione sullo scenario geopolitico, tra i quali l’annuncio di una prima tregua tra Israele e Hamas e l’incontro a San Francisco tra il presidente USA Joe Biden e il leader cinese Xi Jinping. Un contributo è arrivato anche dai dati degli indici dei prezzi al consumo e alla produzione di ottobre inferiori al consenso e da una stagione delle trimestrali complessivamente solida, con un’espansione dei margini e revisioni degli utili più positive del previsto.
Così i volumi hanno iniziato ad aumentare e a quel punto è subentrata la FOMO, cioè la paura di perdere l’occasione, che ha contribuito ad accelerare il rally. Non solo. Se le tradizioni verranno rispettate, un aiuto ulteriore ai listini dovrebbe arrivare dalla stagionalità positiva – il rally di Natale a cui ho accennato – e dal fatto che, tipicamente, la fine d’anno è più robusta del solito (almeno negli Stati Uniti) alla vigilia di un anno di elezioni presidenziali, previste in effetti nel 2024. Per finire, notano alcuni analisti, l’anno scorso l’S&P 500 ha chiuso in ribasso ed è molto raro che questo accada per due anni consecutivi.
Ma che cos’è il fantomatico rally di Natale di cui abbiamo parlato e quanto ci possiamo davvero fidare di statistiche e tradizioni?

Tu credi a Babbo Natale?

Il termine “Santa Claus Rally” è stato coniato nel 1972 da Yale Hirsch, fondatore dello Stock Trader’s Almanac, e fa riferimento agli ultimi cinque giorni di contrattazione dell’anno “vecchio” e ai primi due di quello “nuovo”. Il motivo di questo “regalo” che gli investitori trovano sotto l’albero è dovuto essenzialmente al fatto che, in questo periodo, i gestori dei fondi bilanciano i portafogli prima di fine anno, appunto, mentre molte aziende quotate registrano un aumento delle vendite dovuto proprio al periodo delle feste. Per osservare il tocco di Babbo Natale sui mercati basta guardare alla storia. Secondo i dati dello Stock Trader’s Almanac, l’indice S&P 500 ha registrato un mese di dicembre positivo per 54 anni dal 1950 a oggi, vale a dire il 74% delle volte. E nei sette giorni del rally di Santa Claus, l’S&P 500 ha registrato un rialzo medio dell’1,33% dal 1969 a oggi.

E non è tutto: il rally di Santa Claus viene monitorato come spia dell’andamento del nuovo anno. Come ci ricorda Ryan Detrick, chief market strategist di LPL Financial, dal 1950 a oggi ci sono stati solo sei anni in cui Babbo Natale non si è fatto vedere sui mercati: cinque volte su sei il successivo gennaio è stato debole e solo una volta l’anno nuovo si è chiuso in terreno decisamente positivo. Per citare Yale Hirsch: “If Santa Claus should fail to call, bears may come to Broad and Wall”. Insomma: se Babbo Natale non si fa sentire, ecco che possono spuntare Orsi all’orizzonte. Ma è scienza esatta? Certo che no.
Il grafico mostra l’andamento dell’indice S&P 500 nei giorni del “rally di Babbo Natale”. La linea blu mostra il guadagno medio dell’indice nei giorni del rally tra il 1969 e il 2019.

Non farti abbagliare dalle luci di Natale

Se è vero che tendenzialmente la fine dell’anno è un buon momento per i mercati azionari, questo non ci dà alcuna garanzia che qualche imprevisto non arrivi a guastare lo spirito natalizio. Le inversioni di marcia sui mercati finanziari possono essere brusche e repentine, oltre che spesso imprevedibili. Per questo motivo, tentare di cavalcare il rally di Santa Claus, così come qualsiasi altro sforzo di azzeccare le tempistiche di mercato con il famigerato “market timing”, può essere molto rischioso – a maggior ragione per chi non fa il trader di professione.
Anzi. Come dic sempre, entrare e uscire in continuazione dal mercato per riuscire a cogliere il “timing perfetto” tende a penalizzare le performance, perché spesso si finisce col perdere parecchi momenti propizi.
Insomma, la scelta migliore è quella di restare investiti senza perdere di vista gli obiettivi di lungo periodo: solo in questo modo potrai beneficiare al massimo dei recuperi che seguono le fasi un po’ più incerte dei mercati.


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