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IN BREVE

  • Le scelte finanziarie non sono condizionate solo da quello che sappiamo e conosciamo: possono essere influenzate anche dalle conoscenze percepite.
  • Molti investitori sopravvalutano le proprie conoscenze e competenze e mostrano un’eccessiva fiducia in se stessi, che li espone al rischio di strafare.
  • Un professionista esperto, invece, è sicuro di sé ma a ragion veduta: meglio affidarsi alla sua consulenza che ai “consigli” del cugino o del collega.

Le scelte finanziarie, si sa, non sono condizionate solo da quello che sappiamo e conosciamo: possono essere influenzate anche dalle conoscenze percepite. E, soprattutto, dallo scarto tra quello che sappiamo e quello che crediamo di sapere. Ce lo conferma la Consob nel suo Rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, laddove ci dice che, “in linea con le indagini precedenti, la Survey 2022 coglie tale divario”, cosiddetto “mismatch”, “sia ex ante, ossia prima che gli intervistati rispondano al questionario sulle nozioni di base, sia ex post, ossia dopo la somministrazione del questionario”.

Ex ante, l’11% degli investitori tende a sovrastimare le proprie conoscenze (“upward mismatch”). Ex post, questa fiducia in se stessi emerge nel 20% degli intervistati. Gli intervistati ritengono di essere superiori alla media specialmente nel controllo del bilancio familiare e nella capacità di risparmio.
Nel suo Rapporto annuale sulle scelte di investimento delle famiglie, la Consob dedica sempre una riflessione, supportata dai dati, alle conoscenze percepite e ai pregiudizi proprio perché le une e gli altri influiscono sulle nostre decisioni. E quello che fotografa quando parla di gente che si sopravvaluta possiamo considerarlo “overconfidence”, un vero e proprio eccesso di fiducia. Questa cantonata mentale può però assumere un altro volto e un altro nome. Hai mai sentito parlare dell’effetto Dunning-Kruger?

Credere di saperne molto sapendone invece poco o nulla: l’effetto Dunning-Kruger

Sotto l’ombrellone, in alta montagna, alle cene con i colleghi e ai pranzi di famiglia: niente di più facile che imbattersi in chi crede di saperne più degli altri e quindi te la spiega, anche se palesemente non sa nulla. A cosa si deve tutta quella faccia tosta? Al famigerato effetto Dunning-Kruger, appunto, secondo il quale chi non è ferrato su un argomento tende a non rendersi conto della propria incompetenza e a ritenere invece di saperla lunga.
L’effetto Dunning-Kruger deve il suo nome a due ricercatori della Cornell University, David Dunning e Justin Kruger, che lo descrissero nel 1999. I due ricercatori, all’epoca, spiegarono che meno competenza si ha su un argomento, meno ci si rende conto della propria reale incompetenza, sopravvalutando per contro la familiarità e la dimestichezza con quel tema. Il che, appunto, si associa a un’overconfidence pazzesca.
La ricerca prese spunto da un fatto di cronaca. È possibile, si domandò Dunning, misurare il grado di competenza che ciascuno di noi crede di avere per poi compararlo con la sua reale competenza? Organizzò quindi il progetto di ricerca con un suo laureando. Justin Kruger, appunto.
La ricerca portò alla luce due caratteristiche distintive negli affetti dal Dunning-Kruger:
• non percepiscono i loro limiti ed errori;
• stentano a riconoscere le competenze altrui e quindi li sminuiscono


Ma quando il “falso competente” accetta di mettersi in discussione e si mette a studiare, a mano a mano che aumentano le informazioni e le nozioni che incamera, registra un graduale calo della sua sicumera. La fiducia in sé riprenderà a salire, in maniera meno “patologica”, solamente dopo che avrà acquisito un sufficiente grado di conoscenze e competenze. Questo, infatti, è il grafico che generalmente rappresenta l’effetto Dunning-Kruger.

Il grafico, peraltro, evidenzia la tendenza a sottostimare le proprie conoscenze e capacità da parte di chi è abbastanza esperto in una certa materia ma non ancora espertissimo. Il risultato, paradossale, è che chi non sa nulla ha più fiducia in sé di chi, invece, sa almeno qualcosina.

L’effetto Dunning-Kruger applicato alla finanza e agli investimenti

Quando si tratta di investimenti, l’effetto Dunning-Kruger può avere serie ripercussioni, per due ragioni:
• può rendere insicuri, e quindi eccessivamente cauti, quelli che più o meno sanno di cosa si sta parlando;
• può spingere all’intraprendenza quelli che, non sapendo nulla, credono invece di sapere moltissimo, se non tutto

Può succedere, per esempio, che un investitore abbastanza consapevole da “sapere di non sapere” si affidi a quel suo cugino o a quel collega che non sa nulla ma che, proprio per questo, si ritiene un esperto, apparendo sempre molto sicuro e assertivo e, quindi, assai convincente.
Sempre la Consob registra che in Italia si fa un grande ricorso ai consigli finanziari di parenti, amici e colleghi: è la cosiddetta “consulenza informale”, indicata come punto di riferimento dal 45% del campione. Un dato in crescita nel 2022 rispetto all’anno precedente.

Ma se parenti, amici e colleghi sono investitori come tutti, privi di una competenza professionale specifica, il consulente finanziario è il vero esperto. Come tale, si colloca idealmente sulla parte finale della linea che abbiamo visto prima e che rappresenta appunto l’effetto Dunning-Kruger: non solo sa, ma sa di sapere. Meglio affidarsi alle sue, reali e certificate, conoscenze e competenze.

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