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Nel mese di ottobre i mercati finanziari hanno registrato un robusto recupero. Forse si è cominciato a intravedere la luce in fondo al tunnel perché il picco del rialzo dei tassi della Federal Reserve statunitense potrebbe essere fissato intorno a marzo 2023. La Fed ha alzato i tassi di altri 75 punti base e confermato linea dura nella lotta all’inflazione, scuotendo anche Wall Street, ma bisogna guardare al lungo termine

Un ottobre straordinario, quello trascorso sui mercati finanziari con le Borse in significativo rialzo: l’indice S&P 500 per esempio ha chiuso intorno ai 3.900 punti, l’8% in più di fine settembre. Gli investitori si chiedono se, dopo mesi di sofferenze, stia tornando un cauto ottimismo sui mercati nonostante i problemi che restano sul tavolo siano tutt’altro che trascurabili a cominciare dall’inflazione. I prezzi al consumo hanno toccato un picco del +9,1% a giugno negli Stati Uniti e sfondato la doppia cifra nell’Eurozona (+10,7% annuo la stima flash Eurostat di ottobre).

Continuano i rialzi

Per contrastare la corsa dell’inflazione le banche centrali continuano ad aumentare i tassi in modo aggressivo per raffreddare l’economia e, a cascata, la domanda. La Federal Reserve statunitense che si è mossa per prima è stata chiara sul suo impegno ad arginare il balzo dei prezzi a tutti i costi – anche quello di provocare una recessione – indicando che è ancora prematuro un allentamento della politica monetaria. Un approccio confermato nell’ultima riunione della scorsa settimana nella quale Powell ha alzato i tassi di altri 75 punti base ribadendo il suo impegno ad aumentarli ancora fino a un livello sufficiente a riportare l’inflazione al 2%. Powell ancora “falco” ha finito per spaventare anche Wall Street. Per ora non si vede ancora il “picco” nella politica di aumento tassi e quindi il possibile punto di svolta anche per i mercati. Ma forse, appunto, proprio perché la guerra all’inflazione è complessa (ma si deve fare!), non ci sarà un punto di svolta preciso. E quindi il market timing ancora una volta resta un mito. In fasi complesse meglio che guardi al futuro, pensa di costruire posizioni per il futuro, rinuncia a pensare di centrare precisi punti di cambio di trend.

In Europa permane l’emergenza gas

E’ vero che i Paesi europei si stanno adoperando per un price cap in grado perlomeno di limitare gli effetti della speculazione ma il problema degli approvvigionamenti energetici resterà finchè non saremo del tutto autonomi dalle forniture della Russia. Approvvigionamenti che sono a forte rischio con la guerra in Ucraina ancora in corso. Qualche segnale sembra indicare che sia possibile l’avvio di trattative tra Mosca e Kiev, tuttavia la situazione resta piuttosto complessa in vista dell’inverno.
Detto tutto questo, al netto appunto dei comprensibili ultimi movimenti resta il segnale arrivato lo scorso mese su cui riflettere.

Quando termineranno i rialzi?

Ad ottobre i mercati hanno registrato un vistoso recupero, con un crescendo continuo come forse nessuno si aspettava soprattutto dopo la chiusura di settembre e le fosche prospettive macro economiche all’orizzonte. Ovviamente non sto parlando di una ripresa strutturale e tantomeno di una inversione a ‘V’ come accaduto nella primavera 2020 subito dopo il crollo delle Borse per lo scoppio della pandemia da Covid-19. E gli ultimi movimenti dopo ultimo aumento tassi da parte FED lo confermano.
La sensazione tuttavia è che nonostante tutto gli investitori stiano forse ritrovando un cauto ottimismo. I mercati, infatti, ragionano non tanto sull’oggi quanto piuttosto su quello che si può ragionevolmente ipotizzare tra 6 o 9 mesi. Tutto (o quasi) ruota infatti sul possibile picco degli aumenti della FED. Finchè la banca centrale USA annunciava, mese dopo mese, aumenti dei tassi robusti e costanti, i mercati reagivano correggendo le valutazioni dei settori e dei titoli perché andavano adeguate ad uno scenario di tassi sempre più alti.
Da qualche tempo tante case d’investimento cominciano a individuare la possibile fine del rialzo dei tassi: l’ultima in ordine di tempo è Goldman Sachs che la prevede per marzo 2023 ad un livello del 5%. Previsioni che inducono i mercati a ricalcolare le valutazioni dei titoli perché, da quel punto, la FED comincerà ad allentare le condizioni monetarie con benefici sulla ripresa e sui bilanci aziendali.
Pensa a quanto accaduto nel 2020 con il Covid-19. I mercati non hanno aspettato la fine della pandemia ma hanno registrato la ripresa già in occasione del picco dei contagi previsto dagli scienziati e soprattutto quando è diventata concreta la prospettiva dei vaccini entro la fine del 2020.

Attenzione però, perché questo non significa essere riusciti ad individuare un punto di minimo della correzione dei mercati (difficile se non impossibile da prevedere per i molteplici fattori che continuano a influenzare l’economia) quanto piuttosto un ampio trading range nel quale probabilmente i mercati tenderanno a muoversi nei prossimi mesi. Un arco di tempo nel quale si potrebbe avere un picco dei tassi e un’inflazione che, sebbene su livelli superiori alla media degli ultimi 10 anni, vada a posizionarsi per esempio verso un più accettabile 3% – 4% annuo.

Morale: serve pianificare

Uno scenario nel quale emerge il valore degli investimenti (rispetto alla liquidità destinata a perdere parecchio potere d’acquisto) e della buona consulenza. Esattamente come accaduto con la pandemia, una consulenza di qualità ti aiuta ad approfondire quanto sta accadendo nell’economia e sui mercati e ti consente di scongiurare scelte emotive che possano provocare danni significativi ai tuoi risparmi. Chi durante il Covid-19 è uscito dai mercati, di solito ha venduto sui minimi per poi magari rientrare solo dopo che il grosso del recupero era ormai avvenuto, accusando una perdita. Chi, al contrario, è rimasto investito non cadendo nella trappola del panico, è stato ripagato da una rivalutazione del portafoglio rispetto ai valori pre-pandemia.

Una buona consulenza oltre a fare il check up del tuo portafoglio per il tagliando nel nuovo scenario, ti consente di guardare oltre il momentum perché non si può sapere l’esatto punto di minimo. Prendiamo l’S&P 500 che oggi veleggia intorno ai 3.900 punti. Non si può escludere che possa ritoccare di nuovo quota 3.600 e neppure che possa scendere ancora più in basso. La buona notizia è che, a questi prezzi, si comprano azioni con il 20% circa di sconto rispetto al massimo di 4.818 punti. E la storia insegna che nel medio lungo termine i massimi vengono ritoccati per essere di nuovo superati. Inoltre, dal momento che si parla di zona di bottom e non di minimo assoluto già raggiunto, acquistare tramite PAC può rivelarsi una soluzione efficace per cominciare ad accumulare senza esagerare a prezzi scontati.

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