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A quanto ammonterebbe il tuo capitale se avessi investito 20 anni fa in un portafoglio 100% azionario? Ho provato a fare una simulazione con i dati dei mercati finanziari globali e i risultati parlano da soli. Morale della favola? Se hai un orizzonte temporale lungo, investire i tuoi risparmi ti può dare grosse soddisfazioni. Vedere per credere:

“I mercati vanno male, meglio vendere tutto”. “I mercati sono rischiosi, meglio restare alla larga”. Pensieri come questi – comprensibili, ma non per questo condivisibili – affollano spesso la mente dei risparmiatori, indecisi sul fidarci o meno del mondo degli investimenti.
E visto che la pazienza scappa in fretta, specialmente se ci sono di mezzo i tuoi risparmi, anche una volta compiuto il primo passo – effettuato cioè un investimento – è facile cedere alla tentazione di vendere tutto ai primi segnali di tempesta. O, ancor peggio, lasciarsi sedurre da qualche soluzione che promette improbabilissimi guadagni stellari nel giro di pochi mesi. Ma si tratta delle classiche lucciole per lanterne: in finanza, infatti, non esistono pasti gratis. La razionalità, invece, potrebbe essere ripagata profumatamente – almeno, così ci dicono i dati storici – a patto naturalmente di scegliere un’asset allocation sensata (cioè ben diversificata) e un orizzonte temporale sufficientemente lungo.
Ciò detto, smettiamola con i ragionamenti teorici e proviamo a buttarci su un caso pratico, aiutandoci con le performance passate dei mercati finanziari globali: è vero che le performance passate non offrono una garanzia sul rendimento futuro, ma – specialmente su orizzonti temporali ampi – aiutano se non altro a farsi un’idea di come funzionano i saliscendi dei mercati.

Cosa ci dicono i dati?
Bene, la domanda dalla quale partiamo è la seguente: che cosa avrei oggi se avessi investito 20 anni fa? Il che porta quasi inevitabilmente al passo successivo, ovvero: quanto potrei avere tra vent’anni se mi decidessi a investire oggi?
Per rispondere alla domanda, abbiamo simulato l’investimento di un capitale iniziale pari a 30mila euro in un portafoglio con una preferenza per l’equity: dunque 100% azionario globale. E abbiamo lasciato fare al mercato il suo lavoro per 20 anni, senza mai ribilanciarlo: da inizio gennaio del 2001 a fine dicembre 2021.
Ebbene, quanto avrei oggi, dopo un ventennio dal mio investimento? Stando alla nostra simulazione, il capitale versato (pari a 30.000 euro) sarebbe lievitato a ben più del doppio: 84.328 euro, il 181% in più in 20 anni. Vedere per credere:

Ma le crisi e i crash di Borsa?
Storicamente, sul lungo periodo investire conviene. Merito anche del meccanismo della capitalizzazione composta degli interessi (qui trovi il mio articolo sull'argomento), i quali man mano che maturano vengono reinvestiti andando ad accrescere il capitale su cui si calcoleranno gli interessi successivi.
E le crisi? Quelle ci sono state in passato e ci saranno sempre. Garantito. I mercati funzionano così, salgono e scendono. Ma la storia ci insegna che, ogni volta che prendono una “batosta”, sono poi in grado di risalire. Raggiungendo livelli sempre più elevati. Basti pensare, a titolo d’esempio, alla cavalcata dell’S&P 500 nel 2021, capace di segnare 68 record in un solo anno. Mai così tanti dal 1995.

Perché puntare sull’azionario?
Perché, come abbiamo visto, storicamente sul lungo periodo le azioni ripagano. Inoltre, persiste l’effetto TINA, ossia “There is no alternative”: attualmente non ci sono alternative all’azionario per chi cerca rendimento. I tassi d’interesse reali sono ancora molto negativi e il recente rialzo dei tassi a lungo termine si mantiene comunque al di sotto dell’impennata dell’inflazione. Nondimeno, le banche centrali continuano a difendere il mercato e un lieve rallentamento della crescita degli utili e tassi leggermente più alti non sembrano essere un grande pericolo per i mercati azionari: l’innovazione portata dalle politiche “verdi” e il rinnovo delle catene di fornitura globali si muoveranno come venti favorevoli per l’azionario ancora per un po’ di tempo. Per il 2022 gli analisti si aspettano un’ulteriore progressione del Pil reale mondiale (+4,2%), trainato in primis da un +5% della Cina e da un +3,5% degli Stati Uniti, con una performance di tutto rispetto da parte dei Paesi europei, tra cui Italia (+3,7%), Germania (+3,5%) e Francia (+3,6%). Naturalmente occorre fare attenzione, evitando di puntare tutto su pochi titoli o di assumersi eccessivo rischio se l’orizzonte temporale non è sufficientemente lungo.

Investire i propri risparmi conviene, anche al netto dei costi
E non solo perché il capitale, nel tempo, tende storicamente a crescere, ma anche perché i risparmi parcheggiati “sotto il materasso” sono esposti al potere erosivo dell’inflazione. Che, come stiamo vedendo negli ultimi mesi, può rialzare la testa in qualsiasi momento. Forse, dovremmo abituarci a vederla stabilmente sopra il 2%, così come ci eravamo abituati a misurarla sotto il 2% dopo la Grande Crisi Finanziaria del 2008.


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